Diario Persiano

2 diario persianoNon è finita qui: alcune donne decidono caparbiamente di intraprendere addirittura il mestiere di regista, prima della rivoluzione pressoché sconosciuto in Iran. I dettami rivoluzionari non hanno nulla da eccepire riguardo alle donne che stanno “al di qua” dell’obiettivo, e che quindi non sono esposte allo sguardo del pubblico. Al contempo, le registe, divenendo sguardo attivo, si ritagliano una legittima strada espressiva nel mondo del cinema…

Un intenso viaggio sentimentale, storico e geografico nell’Iran di oggi. Un viaggio che inizia poco prima dell’atterraggio a Teheran mentre la voce dell’assistente di volo ricorda a tutte le donne di coprirsi il capo in osservanza alle regole della Repubblica islamica d’Iran. E con il capo coperto l’autrice attraversa la caotica città di Teheran, tra viali affollati, parchi, musei e il grande bazar. Una città che rivela mille sfumature nella grande finzione tra pubblico e privato, dove nell’ambito pubblico si finge sottomissione al regime e nel privato si conduce una vita molto libera. Un viaggio che da Tehran parte alla volta dei deserti iraniani e ci conduce da Kerman a Shiraz con una spettacolare visita al sito archeologico di Persepoli, il luogo più rappresentativo della architettura achemide, a cui segue una breve sosta nel golfo Persico riprende la via degli altipiani per approdare a Esfahan. Un viaggio che esplora dettagliatamente la storia, la cultura e la cucina persiana attraverso la geografia, la storia e l’arte e la letteratura persiana e mostra un paese complesso e al tempo stesso variegato e che affronta  fin dalle prime pagine il tema  spinoso e difficile dei pregiudizi che dagli anni ’70 influenzano la visione occidentale.

Sono invece di moda da molti anni i fast food “alla persiana”: alcuni sono veri e propri calche del McDonald’s creato nel Grande Satana e fa sempre un certo effetto sbocconcellare un panino sotto lo sguardo corrucciato dell’ayatollah Khomeini, la cui immagine è appesa accanto alla lista delle bibite che prevede sempre la versione locale della Coca Cola – la Zamzam, così chiamata in omaggio al pozzo omonimo che si trova alla Mecca.

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