Ho sposato un comunista

2 ho sposato un comunistaUomini capaci di parlare di baseball a di pugilato mentre parlavano di libri. E capaci di parlare di libri come se in un libro ci fosse qualcosa in gioco. Che non aprivano un libro per adorarlo o sentirsene nobilitati o per dimenticare il mondo che li circondava. No, che boxavano col libro.

Attraverso un lungo dialogo tra Nathan e il professor Murray Ringold, si ricostruiscono le vite  di Ira, che sono strettamente legate alla storia politica e sociale degli Stati Uniti dagli anno ’40 ai primi anni anni ’60. Le vite di Ira, plurale. ” Ira mi aveva raccontato storie di ogni genere, sui giorni in miniera della sua adolescenza, sui giorni della Depressione come vagabondo senza fissa dimora, sulle sue avventure del tempo di guerra come scaricatore nella base americana di Abadan… vicino al Golfo Persico.Non avevo mai conosciuto una persona la cui vita fosse così intimamente circoscritta da tanta storia americana, che conoscesse personalmente tanta geografia americana.”
Ogni tappa è una crescita, una presa di coscienza sociale e una consapevolezza, fino alla fortuita rappresentazione di Abramo Lincoln che lo porta alla ribalta e diventa un famoso attore radiofonico. Ira sposa Eve Frame, una bellissima diva del cinema muto reduce da tre matrimoni falliti. Anche la loro unione, come le precedenti, fallisce e Eve  incalzata da un amico giornalista scrive un romanzo dal titolo ” Ho sposato un comunista” dove descrive l’ ex marito come un “comunista macchiavellico, un uomo malvagio.” Il romanzo di Eve segna il termine della carriera di Ira, che finisce nella lista nera del senatore McCarthy. Ira perde tutto.

Un romanzo che con una scrittura lucida e spietata narra le ipocrisie della America all’ indomani del secondo conflitto mondiale. Un romanzo doloroso, poetico, appassionato e incredibilmente potente che rivela il fallimento politico e personale di Ira Ringold e della società statunitense. Un capolavoro con pagine di estrema bellezza di storia, geografia, di letteratura, di filosofia, di diritti civili, di passione politica e anche di amore e vendetta.
Letto per la prima volta nel 2002 e ora in seconda lettura dopo I Giardini dei dissidenti di Jonathan Lethem, per la somiglianza tra Rose Zimmer e Ira Ringold, personaggi forti e senza maschere, vittime dei pregiudizi e dell’ ipocrisia: Rose epurata dal partito nella sua cucina del Queens, mentre Ira e il  fratello Murray vengono distrutti sul banco degli imputati della crociata anticomunista di McCarthy. Non è un paragone tra i due personaggi, la complessità di Ira Ringold non ha nulla a che fare con Rose, come completamente diversa è l’ ambiaentazione sia temporale che geografica: Rose non si allontana dal Queens mentre Ira si divide tra Newark, New York e Zinc Town. Le esistenze di entrambi dimostrano che la Storia può trasformare una vita, nel bene e nel male.

In una società democratica, per male che posa andare, c’ è sempre una via di scampo. Perdere il posto e vedere che i giornali ti danno del traditore? Sì, sono cose molto spiacevoli. Ma non è ancora una situazione senza uscita, non è il totalitarismo… Mi hanno tolto i mezzi di sostentamento e certe persone hanno smesso di rivolgermi la parola, ma altre persone mi ammiravano. Mia moglie mi ammirava. Mia figlia mi ammirava. Molti dei miei ex studenti mi ammiravano. Lo dicevano apertamente. E ho potuto combattere i miei nemici in tribunale.

Autore: Philip Roth

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