L’oscura allegrezza

oscura allegrezzaQuando si fa una valigia non si impacchettano solo i vestiti, ma anche i pensieri. Tutte le idee e i progetti vengono piegati e riposti fra la biancheria.
Dal libretto rosso che inequivocabilmente rappresenta il diario di Bianca

Roma 1911. Giorgio è un giornalista, vice direttore di un quotidiano ed è un socialista impigliato nella vita borghese della capitale. Bianca è una giovane donna socialista, ha lasciato la famiglia a Bologna e vive in affitto a Trastevere e divide il suo tempo tra il Circolo di Largo Argentina e il lavoro di propaganda per il diritto al voto. Bianca è indipendente e libera. Giorgio legge i dispacci delle agenzie, corregge gli articoli e si divide tra i lussi della casa materna e le feste a casa della fidanzata Stefania. Le ombre della sua vita sono le avventure che si concede, nascoste e segrete che mantengono inalterata la facciata del suo perbenismo borghese. Un’estate a Guarcino mette i due giovani letteralmente uno difronte all’altro. Giorgio vacilla, inizia a comprendere attraverso le parole di Bianca e Bianca senza pregiudizio mette Giorgio difronte alla propria ambiguità socialista – borghese e all’immobilità della sua vita. Gli eventi precipitano: l’estate finisce, l’autunno ristabilisce i ritmi del quotidiano dentro e intorno ai due giovani. Un romanzo che è uno scorcio storico dell’Italia ante Prima Guerra Mondiale e denuncia sociale. C’è tutto nel suo libro: la crisi economica, i populismi e i nazionalismi dilaganti fra la società, i problemi di genere, la mancanza di lavoro, la sfiducia dilagante per la classe dirigente. Una dettagliata ricerca storica e sociale dell’epoca e purtroppo drammaticamente attuale e tristemente adattabile alla nostra quotidianità  Strutturato in due separati diari, la memorie di Giorgio Kriefenberg e il libretto rosso di Bianca, il romanzo dà voce ai due personaggi principali rivelando gli aspetti più intimi del sentimento che, malgrado tutto, li unisce.

Schegge di vita vissuta mi venivano incontro e io passavo il tempo a scansarle. Capitava persino che di ciò me ne facessi un vanto.
Memorie di  Giorgio Kriefenberg relative all’anno 1911

 

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