L'ultimo melograno | Le Porte della Notte

L’ultimo melograno

Mohamadi Cuore di vetro era cresciuto in un mondo in cui tutto doveva essere nascosto, un mondo avvolto dal buio e dall’ingiustizia. Era nato fra le ombre scure della rivoluzione, in anni sacrificati dietro ai muri e ai sacchi di sabbia, o nei bunker protetti da pareti massicce e porte sprangate. Dove tutti lavoravano clandestinamente. Lo Stato tagliava la testa ai suoi nemici di nascosto, e gli oppositori nascevano, vivevano e se ne andavano in segreto. Erano gli anni dei muri. Muri tra le case, tra i vicoli, tra l’uomo e gli altri uomini, tra l’uomo e il cielo, tra l’uomo e i fiori, tra l’uomo e la luna, tra l’uomo e la notte, tra l’uomo e i passeri del mattino. Tutto era diventato una barriera, un’inutile parete. La vita si era ritratta. Gli uomini riuscivano a pensare solo al riparo dai muri.

Kurdistan iracheno, un ex soldato rivoluzionario che ha lottato per l’indipendenza dei curdi in Iraq, ritorna libero dopo 21 anni trascorsi in una prigione del deserto. Muzafari Subhdam è un uomo libero ora prigioniero degli anni trascorsi in prigione e nel deserto: ha annullato tutto di sé: storia, sentimenti, emozioni, ricordi. Ha cancellato tutto per sopravvivere alla prigionia e pra che è un uomo libero è prigioniero del vuoto che ha creato dentro di sé. Casualmente, durante la nuova prigionia, viene a sapere che il figlio Seriasi Subhdam è morto. Inizia così un viaggio a ritroso nel tempo che racconta di Mohamadi Cuore di vetro, delle sorelle Laulau Spi e Shaderai Spi, di Seriasi, di Eikrami Kew, del suk, delle rivolte dei carrettieri, di serate filosofiche, del secondo Seriasi e del terzo Seriasi e dell’ultimo melograno che custodisce segreti e promesse. Il secondo seriasi è una voce attraverso dei nastri registrati e il terzo seriasi è un volto e un corpo ustionato. Su una barca che lo porta in Europa insieme ad altri profughi racconta la sua incredibile storia, la storia di una paese dilaniato dalla guerra e la storia di un’intera generazione perduta tra gli orrori del conflitto.
Con una scrittura fluida e audace, l’autore ricrea tra le pagine della sua opera un intero mondo, che è particolare per i chiari riferimenti alla storia mediorientale e curda, ma è anche universale nel suo attraversare i temi che hanno scandito e scandiscono la vita dell’uomo: l’amore, l’amicizia, la passione per la politica e la sofferenza dei suoi fallimenti, la perdita, la paternità e la fratellanza, la spinta atavica verso il cambiamento e la rivoluzione.
La ricerca di un figlio diventa un viaggio doloroso e fiabesco per arrivare a comprendere che la vera rivoluzione è rendere le persone libere.

Un uomo deve inseguire ciò che che da senso alla propria esistenza. Di cosa parlo, ti starai chiedendo. Proprio tu che hai ispirato il mio cammino. Parlo del mettersi a disposizione degli altri.

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