Storia di chi fugge e di chi resta

Storia di chi fugge e di chi restaAvevo nella memoria strade buie piene di pericoli, traffico sempre più sregolato, il lastrico sconnesso, larghe pozzanghere. Le fogne sovraccariche schizzavano, sbavavano. Lave d’acqua e  liquami e immondizia e batteri si rovesciavano nel mare dalle colline cariche di costruzioni nuovissime e fragili, o erodevano il mondo di sotto. La gente moriva d’incuria, di corruzione, di sopraffazione, e tuttavia, a ogni tornata elettorale, dava il suo consenso entusiastico ai politici che le rendevano la vita insopportabile. Appena scendevo dal treno, mi muovevo con cautele nei luoghi dove reo cresciuta, badando a parlare sempre in dialetto come per segnalare sono dei vostri, non mi fate male.

Terzo volume: Lila e Elena sono adulte. Lila lascia Stefano e lavora come operaia nella ditta di insaccati di Bruno Soccavo, una conoscenza dell’estate a Ischia,in condizioni prive di qualsiasi  tutela o diritto. La risposta dei sindacati è troppo lunga, articolata e Lila non intende aspettare: la violenza è l’unica risposta che conosce. Elena è riuscita a scappare dal rione con una borsa di studio alla Normale di Pisa. Sono anni di studio e di scoperte: la vita oltre al rione è piena di emozioni, di viaggi, di cultura e la pubblicazione del primo romanzo di Elena rende il mondo fuori dal rione ancora più straordinario: si aprono le porte dei salotti, delle presentazioni e dei giornali.  Il ritorno al rione è per Elena doloroso e frettolosamente accetta di sposare Pietro e di trasferirsi con lui a Firenze. La nascita di due figlie femmine allontana la giovane coppia ulteriormente ed Elena conosce una nuova forma di violenza: quella dell’annullamento. Elena reagisce esattamente come le donne della famiglia e dell’infanzia e incapace di rapportarsi alla realtà si butta letteralmente tra le braccia di un altro uomo: Nino Sarratore. Un errore dopo l’altro costringe Elena al ritorno al rione. Nel rione riaffiora tutto: nulla è cambiato, anzi se possibile è tutto peggiorato. Siamo negli anni settanta, la violenza è ovunque: dentro le case, nelle famiglie, nelle strade e anche nell’amicizia tra Elena e Lila, che si trasforma in gelosia e odio.

A un certo punto andai a cercare Dede. La trovai in corridoio insieme a Mirko e al pupazzo. Fingevano di essere madre e padre con il loro bambino, ma non in pace, stavano mettendo in scena un litigio. Mi fermai. Dede istruiva Mirko: mi devi dare uno schiaffo, capito? La nuova carne viva ripeteva la vecchia per gioco, eravamo una catena di ombre che andava da sempre in scena con la stessa carica di amore, odio, di voglie e di violenza. Osservai bene Dede, mi sembrò simile a Pietro. Mirko, invece, era identico a Nino.

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