Andorra

AndorraSiamo venuti ad Andorra per cercare di dimenticare – per superare la cosa, come dici tu – ma non si dimentica, è impossibile. E perché ci si dovrebbe riuscire? Se si dimenticasse, che senso avrebbe tutto quanto?

E’ una Andorra inedita quella dove arriva Alexander Fox: è in riva al mare e non in mezzo ai Pirenei e questo introduce a un senso di disagio che non abbandona mai il lettore. Alex Fox arriva direttamente da Los Angeles via Parigi e con lo stretto necessario, quasi una fuga, che lentamente si svela e ci svela il passato di Fox: libraio a San Fransisco, marito, padre e amante. Si ferma nell’ unico albergo del piccolo stato, l’ Excelsior e pagina dopo pagina scopriamo insieme a lui il piccolo stato e i personaggi che lo abitano. C’è la signora Reinhardt, ex proprietaria dell’ Excelsior e vedova che vive nell’ albergo. Ci sono i coniugi Dent in fuga dall’ Australia e la potente famiglia Quay: la matriarca appassionata di kayak e le due figlie, Nancy e Jean, anche loro in fuga da un  passato di cui non si deve parlare. Tutti fuggono e tutti si svelano a tratti, attraverso domande che non trovano risposta come se la verità fosse troppo difficile da raccontare e con intrecci personali in continua evoluzione. La sensazione di disagio delle prime pagine non diminuisce mai: Fox si racconta  in modo differente a seconda dell’ interlocutore. Il ritrovamento di due cadaveri  e le indagini della polizia accrescono il disagio iniziale che trova una risposta nel finale semplice e sorprendente. La scrittura essenziale e la dimensione spazio tempo indefinibile  richiamano le atmosfere di Coral Glynn. Un altro capolavoro dello scrittore statunitense.

Uscii in terrazza e mi sedetti sotto il sole cocente del pomeriggio: chiusi gli occhi, alzai il viso al cielo e lasciai che il sole asciugasse la mia paura.

Prima edizione Adelphi 1998.

 

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