Calcutta

CalcuttaIl potere delle parole è senza limiti, senza errori, s’impone sulle cose, sui fatti, sulle nostre idee e i nostri sentimenti. Ma a volte le parole esistono per far sentire meglio il silenzio, circondarlo come il sottile bordo di un pozzo.

Trisha ha lasciato Calcutta con una borsa di studio per Parigi e ora, dopo anni, si accinge a tornare a Calcutta per assistere alla cremazione del padre. Calcutta è esattamente come come il giorno della sua partenza: caotica e colorata. Inalterato anche il quartiere dell’ infanzia, la casa, gli oggetti: tutto fermo a raccontare il passato, attraverso i ricordi e i volti della famiglia. Il padre Shankhya militante comunista, la madre Urmila, insegnante sull’orlo della follia, la nonna Annapurna e la bisnonna Ashanti concubina ribelle e anticonformista. Ognuno di loro racchiude un tassello del passato della famiglia e Trisha inizia a ricomporre la storia della famiglia intrecciata con Calcutta, il Bengala e l’ India. Un racconto inedito dell’ India degli anni settanta, dell’ambigua democrazia di Indira Ghandi, delle retate, sparizioni e uccisioni dei militanti comunisti del Bengala, della condizione delle vedove.  E rievocando le storie della storia Trisha riesce a ricostruire l’ origine della famiglia paterna e attraverso i ricordi della madre comprende come l’ ombra della follia materna abbia messo un muro tra Urmila e il mondo. Una scrittura straordinaria, poetica ,ricca ed evocativa. Un libro delicato, struggente e allo stesso tempo forte, perché non tace le atrocità commesse in India, in nome del nazionalismo e del fondamentalismo religioso.

Fino a quando si aspetta qualcuno? In quale momento l’attesa scivola nella stanchezza, in quale momento si lascia la veranda, si lascia la finestra, si lascia l’ altro all’ignoto, in un’altra realtà che non si può controllare, lo si dimentica per ore, il tempo di una fine pomeriggio, di un inizio di serata?

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