#saveasiabibi

Asia Bibi  è una donna cristiana cattolica condannata a morte in Pakistan in con l’accusa di blasfemia. La sentenza è stata emessa nel 2010 da una corte dal distretto pakistano nella provincia centrale del Punjab.
La vicenda risale al giugno 2009 quando ad Asia Bibi, una lavoratrice agricola, viene chiesto di andare a prendere dell’acqua. A quel punto un gruppo di donne musulmane l’avrebbe respinta sostenendo che lei, in quanto cristiana, non avrebbe dovuto toccare il recipiente e si sono quindi rivolte alle autorità sostenendo che lei nella discussione avrebbe offeso Maometto[3]. Asia Bibi, ha negato le accuse e ha replicato di essere discriminata a causa del suo credo religioso.Oltre un anno dopo l’arresto, viene emessa la sentenza, nella quale  si esclude «totalmente» la possibilità che Asia Bibi sia accusata ingiustamente.
La famiglia ha presentato ricorso contro la sentenza.
Nel dicembre del 2011, una delegazione della Masihi Foundation (Mf), che si occupa dell’assistenza legale e materiale di Asia Bibi, ha visitato la donna in carcere.  Le sue condizioni di salute, sia fisica che psichica, sono apparse critiche. Secondo Haroon Barkat Masih, direttore internazionale di Mf, Asia Bibi ha comunque espresso parole di perdono nei confronti dei suoi accusatori: ” ho già perdonato chi mi ha accusato di blasfemia, voglio solo dimenticare questo capitolo della mia vita.”
Nel 2012, Qari Salam, l’uomo che ha accusato Asia Bibi di blasfemia avrebbe dichiarato di essersi pentito di aver sporto la denuncia, che sarebbe stata basata su pregiudizi personali ed credenze religiose esasperate di alcune donne del villaggio. L’uomo sta valutando di non portare avanti l’accusa, nonostante sia sotto pressione da parte di organizzazioni fondamentaliste islamiche.

NON HO PIÙ FIDUCIA». Basta questo per capire quanto i giudici fossero sotto pressione degli estremisti islamici, che più volte hanno minacciato di morte e perfino ucciso fuori dal tribunale avvocati, imputati e giudici. «Questo processo di appello era un raggio di speranza ma il rigetto dell’appello ha distrutto la mia fiducia nel sistema legale pakistano.

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